All posts tagged: SOTTOMISSIONE

Il marito cornuto

scritto da Kobar pubblicato da Elvira Nazzarri Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino. La scontatezza di un proverbio, popolare al punto da essere quasi banale, può essere ancor più insopportabile se esprime fedelmente ciò che in effetti è accaduto. Insopportabile per chi si sente vittima dell’accaduto. Pur essendosela cercata. Uno degli aspetti più logoranti del traffico sono le attese ai semafori rossi. In realtà non è tanto l’attesa quanto il nevrotico conto alla rovescia, tipico dell’automobilista consumato da questa routine. Se poi il tragitto ha come meta un appuntamento con qualcosa che si è pensato e desiderato nel tempo, diventa praticamente una tortura. Arancio “per gli altri”, una mano si stacca dal volante lasciando una leggera impronta di sudore, afferra il cambio, prima, la frizione sale e l’auto riparte. Avrebbe dovuto ripetere questo gesto ancora una ventina di volte prima di poter dire siamo arrivati. Siamo. Alessandra e Gianni. Il parcheggio fortunoso vicino all’ingresso fu fonte di sollievo per Alessandra, mentre Gianni si rese conto che non era tanto l’attesa …

Jealousy, turning saints into the sea…

Scritto da schiavo amos Pubblicato da Elvira Nazzarri Come quasi sempre ultimamente gli ordini arrivavano asciutti e improvvisi sulla mail con la quale ci tenevamo in contatto. «Venerdì devo essere alle 13:45 in via Rezia, 8. Fai da autista». Non era la prima volta che mi chiedeva di accompagnarla ma da quando si era trasferita e aveva dato una svolta al nostro rapporto, quelle che una volta erano la richiesta di un favore erano diventati veri e propri ordini. Le chiesi maggiori ragguagli sugli orari per potermi organizzare con i miei impegni e mi disse che avrei dovuto aspettarla per un’ora e mezza e poi riaccompagnarla a casa. Guardai con Google Maps per capire dove fosse e quanto tempo ci volesse per il viaggio e guardando con Street View vidi che al civico indicato c’era un’anonima palazzina di appartamenti anni ‘60. Di fianco una piscina. Cominciai a chiedermi cosa dovesse andare a fare in quel posto, so che non nuota quindi la piscina era da escludere e il palazzo non sembrava potesse essere la sede …

La tela del ragno…

Scritto da: Dasa Pubblicato da: Elvira Nazzarri La ragnatela è una sottile tela costituita da fili microscopici che i ragni tessono allo scopo di intrappolare le proprie prede, in genere insetti, recita sobria e didascalica Wikipedia. Un breve scambio di messaggi su Whatsapp, di quelli in cui, con una breve frase, mi fa eccitare come se fossi accarezzato dalle mani sapienti di tre donne contemporaneamente: azzerami Padrona, La imploro, sono così sopraffatto dal Suo dominio che non tollero la mia identità, vorrei solo esistere in quanto Suo schiavo. Le è tutto molto chiaro. Due disegnini, uno di fianco all’altro, e mi spiega con la consueta ironia cosa mi sta succedendo. Un ragnetto e una ragnatela. Sono caduto nella Tua tela? chiedo, “Sì”, e sparisce senza aggiungere altro. Da quel momento mi vedo come sono in realtà, mi sento come sono in realtà e vedo una scena molto eccitante: sono imprigionato dentro una rete fittissima ed elastica di fibra sottilissima, delicata eppure così potente da sorreggere il mio corpo, attutirne l’impatto, adattarsi alle mie forme per …

Il gioco delle maschere

Scritto da : Artemis Pubblicato da: Elvira Nazzarri Lei entra nello studio e si ritrova una visione potente: tre figure di uomini completamente coperti dalle toghe con i volti nascosti dietro a delle maschere, a dir poco evocative. Le maschere sono in metallo e totalmente impersonali, hanno solo piccoli spazi per gli occhi, due foretti minuscoli per respirare, uno spazio piccolo per la bocca e, al posto del naso, terminano con falli, di forma e dimensione diverse. Gli uomini, inoltre, sono legati con delle polsiere: due in ginocchio con le mani dietro la schiena stretti alle gambe della grande scrivania. Sembrano sorreggerla. L’altro è legato a croce in cima.  La donna li conosce. Sono i fratelli che fino a ieri frequentava separatamente. Si esalta, perché è fortemente attratta da loro e ora si può avvicinare e disporne di loro come vuole lei. Sono inermi, in attesa di quel che succederà. Lei non riesce a trattenersi. Con loro la natura è stata molto generosa e, quindi, appena si avvicina ai primi due si abbassa e li …

Happy Hour

Scritto da schiavo amos Pubblicato da Elvira Nazzarri   Avevo appena finito di lavare i pavimenti dell’appartamento come ogni venerdì quando sentii il rumore delle chiavi che aprivano la serratura della porta d’ingresso. Erano ormai tre mesi che due volte a settimana, il lunedì e il venerdì, la Padrona aveva deciso di usarmi per i lavori domestici. Aveva anche deciso che lo svolgimento dovesse essere il più umiliante possibile, così aveva definito che lo dovessi fare sempre completamente nudo. I pavimenti poi non li potevo pulire con lo spazzolone ma dovevo farlo in ginocchio con straccio e spazzola. Inoltre, quando come oggi non era presente, mi aveva imposto che lo facessi con alcuni “handicap” che mi lasciava scritti su un post-it all’entrata; «Così senti la mia presenza anche quando sono assente», mi aveva spiegato. Oggi l’indicazione era stata: «Mettiti il plug che trovi sul tavolo della cucina. Lo so, è un po’ più grosso del tuo standard, ma così ti serve da allenamento… e poi la ball-gag, mi piace pensarti così mentre pulisci. E poi …

Week-end con la Padrona

Scritto da Ambrogio Pubblicato da Elvira Nazzarri Il gran giorno era finalmente arrivato. Ambrogio non stava più nella pelle per l’emozione e l’ansia. Giorni prima la sua Signora gli aveva ordinato di sottoporLe delle proposte per un week-end rilassante e lui, dopo un’attenta cernita di varie locations all’altezza, ne aveva selezionate alcune e le aveva sottoposte al giudizio della sua Signora che si era degnata di approvarne una: un raffinato hotel-spa cinque stelle in un’amena località a un paio d’ore d’autostrada dalla residenza della Signora. Ambrogio aveva dunque provveduto alla prenotazione attenendosi alle istruzioni impartitegli e si trovava adesso in auto, sotto il portone della sua Signora, in attesa di essere chiamato per salire a prenderLe i bagagli e poi partire. Come sempre, era arrivato con largo anticipo e stava ingannando l’attesa galoppando con l’immaginazione attraverso quei due meravigliosi giorni che avrebbe trascorso insieme alla sua adorata Signora in un “gioco” di nuova concezione che lo aveva mandato in estasi già dal momento in cui Lei gliene aveva parlato. La sua fantasiosa Dea aveva infatti …

Lesbo BDSM

Arriva con il solito ritardo di mezz’ora. Entra e non si scusa. Così le dico: “Vieni avanti e saluta la tua padrona come si deve”. La mia schiava è una bellissima ragazza poco più che vent’enne, morettina, dal fisichino minuto, con un bel sederino tonico, tettine piccole e sode, un bel piedino 36. Sembra la mia gemellina. Io la accolgo come sempre seduta sulla scrivania. Lei avanza sino all’inginocchiatoio posto di fronte a me a pochi centimetri dalle mie splendide gambe. Si inginocchia e mette le mani dietro la schiena, chinandosi per baciarmi i piedi, esattamente come le ho insegnato.  Indossa una gonnellina cortissima a pieghettine, converse bianche, calzini bianchi e un toppino bianco striminzito che lascia scoperto l’ombelico.  Sembra una collegiale. Le piace “troieggiare” e far impazzire gli uomini (tratto molto comune). Siamo esibizioniste, non posso negarlo. Io invece sfoggio un intimo nero molto raffinato, calze da reggicalze e cappellino con veletta, trucco da pin-up con labbra rosso fuoco. Mi alzo, mi faccio baciare anche la balza della calza e subisco un morsetto sulla …

Un dolce sogno… la sottomissione totale alla mia Padrona

Scritto da Dasa Pubblicato da Elvira Nazzarri Mi aveva ordinato di salire, chiudere la porta dietro le mie spalle e inginocchiarmi al centro della stanza, nudo guardando la scrivania. La sentii arrivare alle mie spalle. Il rumore dei tacchi, alleggerito dai tappeti e il richiamo suadente del fruscio delle calze alle mie spalle mi avevano già gratificato i sensi. Mi sfiorò i capelli e mi sussurò nell’orecchio, Bravo schiavo, ti voglio ubbidiente lo sai, mentre la mano sinistra scivolava sul mio petto. L’altra teneva ora fermi i capelli con decisione. Non era dolore ma la sensazione del Suo potere era netta. Mi eccitai immediatamente. Ho voglia proprio di divertirmi oggi, la Sua voce si fece soffio nel mio orecchio, regalandomi un brivido e un gemito. Shhh e le dita strinsero forte. Un rumore metallico, il collare fu serrato con la fibbia e sentii la Sua voce, ora decisa e autoritaria, seguimi, contemporaneamente a uno strattone sul collo che mi fece capire che il collare non è un orpello. A quattro zampe la seguii nella stanza …