All posts tagged: PADRONA

Amerigo

Scritto da Amerigo Pubblicato da Elvira Nazzarri Ho immaginato di entrare nel suo studio convinto di trovarla in piedi di fronte alla scrivania ad aspettarmi come sempre. Ma è arrivata perentoria la Sua voce inflessibile che mi ha detto: “rimani rivolto di verso la scrivania ed inizia a spogliarti schiavo”. La voce arrivava da dietro me, forse dal bagno: “Ora inginocchiati e prostrati verso la scrivania”. A quel punto sento il rumore dei tacchi che si avvicinano, è dietro di me ed appoggia la sua scarpa nel mio sedere, il tacco sta sfiorando l’ano e lei inizia a strisciarlo lentamente e dolcemente mentre inizio ad eccitarmi come un maiale. “Vedo che sei già eccitato porco, come ti permetti! Lo puoi fare solo se sono io a concedertelo. Se non sei in grado di controllarti penserò io ad un bel rimedio per te! Voglio che tu vada a quattro zampe a metterti davanti alla pedana in ginocchio ed appoggi la testa sotto al trono con gli occhi chiusi”. Mi dirigo nell’altra sala e mi posiziono come …

Il marito cornuto

scritto da Kobar pubblicato da Elvira Nazzarri Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino. La scontatezza di un proverbio, popolare al punto da essere quasi banale, può essere ancor più insopportabile se esprime fedelmente ciò che in effetti è accaduto. Insopportabile per chi si sente vittima dell’accaduto. Pur essendosela cercata. Uno degli aspetti più logoranti del traffico sono le attese ai semafori rossi. In realtà non è tanto l’attesa quanto il nevrotico conto alla rovescia, tipico dell’automobilista consumato da questa routine. Se poi il tragitto ha come meta un appuntamento con qualcosa che si è pensato e desiderato nel tempo, diventa praticamente una tortura. Arancio “per gli altri”, una mano si stacca dal volante lasciando una leggera impronta di sudore, afferra il cambio, prima, la frizione sale e l’auto riparte. Avrebbe dovuto ripetere questo gesto ancora una ventina di volte prima di poter dire siamo arrivati. Siamo. Alessandra e Gianni. Il parcheggio fortunoso vicino all’ingresso fu fonte di sollievo per Alessandra, mentre Gianni si rese conto che non era tanto l’attesa …

La tela del ragno…

Scritto da: Dasa Pubblicato da: Elvira Nazzarri La ragnatela è una sottile tela costituita da fili microscopici che i ragni tessono allo scopo di intrappolare le proprie prede, in genere insetti, recita sobria e didascalica Wikipedia. Un breve scambio di messaggi su Whatsapp, di quelli in cui, con una breve frase, mi fa eccitare come se fossi accarezzato dalle mani sapienti di tre donne contemporaneamente: azzerami Padrona, La imploro, sono così sopraffatto dal Suo dominio che non tollero la mia identità, vorrei solo esistere in quanto Suo schiavo. Le è tutto molto chiaro. Due disegnini, uno di fianco all’altro, e mi spiega con la consueta ironia cosa mi sta succedendo. Un ragnetto e una ragnatela. Sono caduto nella Tua tela? chiedo, “Sì”, e sparisce senza aggiungere altro. Da quel momento mi vedo come sono in realtà, mi sento come sono in realtà e vedo una scena molto eccitante: sono imprigionato dentro una rete fittissima ed elastica di fibra sottilissima, delicata eppure così potente da sorreggere il mio corpo, attutirne l’impatto, adattarsi alle mie forme per …

Il gioco delle maschere

Scritto da : Artemis Pubblicato da: Elvira Nazzarri Lei entra nello studio e si ritrova una visione potente: tre figure di uomini completamente coperti dalle toghe con i volti nascosti dietro a delle maschere, a dir poco evocative. Le maschere sono in metallo e totalmente impersonali, hanno solo piccoli spazi per gli occhi, due foretti minuscoli per respirare, uno spazio piccolo per la bocca e, al posto del naso, terminano con falli, di forma e dimensione diverse. Gli uomini, inoltre, sono legati con delle polsiere: due in ginocchio con le mani dietro la schiena stretti alle gambe della grande scrivania. Sembrano sorreggerla. L’altro è legato a croce in cima.  La donna li conosce. Sono i fratelli che fino a ieri frequentava separatamente. Si esalta, perché è fortemente attratta da loro e ora si può avvicinare e disporne di loro come vuole lei. Sono inermi, in attesa di quel che succederà. Lei non riesce a trattenersi. Con loro la natura è stata molto generosa e, quindi, appena si avvicina ai primi due si abbassa e li …

Il togaman

Conoscevo Amleto (il nome che gli assegnai in base al suo carattere) da parecchi anni, ci siamo incontrati in una situazione particolarmente intrigante, una delle sue tante amanti desiderava conoscermi. Il primo incontro è stato totalmente concentrato sulla ragazza, molto carina e calda. Mentre avevo notato segni di vago interesse da parte di lui. Dopotutto chi non desidererebbe il frutto proibito, non nego che avevo fatto un pochino la sostenuta e l’inavvicinabile di proposito per provocarlo. Ci eravamo frequentati per un po’, io, lui e l’ampia varietà delle sue amanti, ammetto una più interessante dell’altra a livello di fantasie. Notai però che Amleto stava cercando di avvicinarsi, ogni tanto ci giocavo a stuzzicare i suoi feticci e non gli permettevo neanche di sfiorarmi i polpacci. Scoprii che ad Amleto piacciono le gambe e il thigh gap, specie se in calze molto velate. Il suo desiderio verso di me cresceva. Ma io non gli concedevo altro. Dopotutto, si era dichiarato Master. Due dominanti sono incompatibili, perché è sempre una lotta di potere, a meno  che uno …

Foot gagging

Ultimamente prediligo questa forma di feticismo. Soprattutto perché il feticista in questione subisce l’imposizione del mio piede, cosa che con una normale adorazione succede proprio raramente. Con tale modalità il dominio della mistress è indiscutibile: è lei che obbliga, impone, agisce, fa entrare il piede nella bocca dello schiavo, mentre con una forma classica di feticismo la mistress si rende oggetto di feticismo e il feticista è la parte attiva. Inoltre, c’è l’assenza della sessualità da parte del feticista. Perché il piede non viene a contatto con parti intime e il soggetto non ha nemmeno la possibilità di gustarsi il piede in maniera del tutto sensuale. Egli non percepisce appieno la morbidezza del piede, non lo annusa, non lo può né toccare né vedere. Non può nemmeno parlare. E’ costretto ad accogliere il piede senza goderne fisicamente, le sensazioni che ne derivano, infatti sono percettibili soprattutto a livello psicologico.  Il feticista patisce. Subisce un atto che di norma è tipicamente maschile, poiché è evidente l’analogia  con la fellatio  a parti invertite. Il feticista viene dominato! …

La petite mort

scritto da Dasa pubblicato da Elvira Nazzarri L’attimo prima si vorrebbe non terminasse mai, quello dopo si vorrebbe essere altrove. Un rapporto idiosincratico quello fra l’uomo e il suo orgasmo. È più di un attimo in realtà, una manciata di secondi di pura estasi che fa comprendere, con Garcia Marquez, perché gli uomini hanno paura di morire. Tutti conoscono l’orgasmo, inutile discuterne. Più interessante, questo il compito che mi ha assegnato Mistress Elvira, ragionare sul se e come cambia l’orgasmo in un rapporto di sottomissione. In effetti si possono considerare alcuni elementi che ne differenziano, se non l’intensità e la durata, il rapporto fra il prima e il dopo. Come nel massimo di una funzione matematica, l’eccitazione cresce fino al punto più alto dal quale non può che cadere. L’orgasmo, matematicamente parlando, è quel repentino precipitare della funzione dal massimo al minimo in pochi secondi. In sintesi, si tratta di comprendere se il desiderio disegna una funzione identica nei due casi e in cosa consiste la differenza. La fisiologia è impietosa, non le si sfugge. Sottomettersi a …

Flagellazione: estasi dei sensi e prova indiscutibile della sottomissione

scritto da Dasa pubblicato da Elvira Nazzarri Mi ero sempre chiesto perché, benché non sia un amante del sado/maso cruento e tutto sommato la sofferenza non mi interessi molto, la frusta, le scene di flagellazione, l’immagine di una donna con in mano una frusta mi eccitassero in maniera cosi perentoria e puntuale. Poche sere fa, sono stato da Lei, la mia Regina assoluta, Despota venerata e temuta. Mi ha tenuto ai Suoi piedi per un po’ perché li massaggiassi e adorassi come gradisce. Poi, con sfacciata dolcezza, mi ha messo il collare, il segno supremo del possesso, la cui legge è implacabile: una volta messo si è schiavi, senza appello e senza condizioni. Trascinato nella grande stanza, mi ha fatto continuare in una posizione per Lei più comoda, per me uguale supplizio in ginocchio così a lungo. Poi l’ordine perentorio di appoggiare le mani sul letto. Ha appoggiato il guinzaglio sul letto, si è alzata ed è venuta dietro di me. Ho voglia di frustarti schiavo. Eccitato come un cagnolino, mi sono girato per vederLa l’ultima volta prima …

Week-end con la Padrona

Scritto da Ambrogio Pubblicato da Elvira Nazzarri Il gran giorno era finalmente arrivato. Ambrogio non stava più nella pelle per l’emozione e l’ansia. Giorni prima la sua Signora gli aveva ordinato di sottoporLe delle proposte per un week-end rilassante e lui, dopo un’attenta cernita di varie locations all’altezza, ne aveva selezionate alcune e le aveva sottoposte al giudizio della sua Signora che si era degnata di approvarne una: un raffinato hotel-spa cinque stelle in un’amena località a un paio d’ore d’autostrada dalla residenza della Signora. Ambrogio aveva dunque provveduto alla prenotazione attenendosi alle istruzioni impartitegli e si trovava adesso in auto, sotto il portone della sua Signora, in attesa di essere chiamato per salire a prenderLe i bagagli e poi partire. Come sempre, era arrivato con largo anticipo e stava ingannando l’attesa galoppando con l’immaginazione attraverso quei due meravigliosi giorni che avrebbe trascorso insieme alla sua adorata Signora in un “gioco” di nuova concezione che lo aveva mandato in estasi già dal momento in cui Lei gliene aveva parlato. La sua fantasiosa Dea aveva infatti …

Appartenenza

scritto da Dasa pubblicato da Elvira Nazzarri Il mio volto è coperto da una maschera nera, sono disteso a terra e immobilizzato dalle corde che mi tengono i polsi e le caviglie. La testa è reclinata verso destra, in attesa del momento in cui potrò ammirarLa brevemente mentre, allungata dietro la macchina fotografica, studia le posizioni migliori per lo scenario che ha in mente. Uno scenario in cui sono l’oggetto che decora la Sua bellezza. È un continuo avanti indietro, teoricamente uno strazio in quella posizione. Eppure sono sereno, disteso ed eccitato. Non solo in quei momenti in cui, per esigenze di scena, mi impone il Suo piede sul viso o in bocca. Non solo in quei momenti in cui sento i Suoi tacchi affondare sul mio corpo né in quelli più rari in cui semplicemente decide di toccarmi il petto o farmi sentire le Sue unghie. Sono sempre perennemente eccitato, a volte in maniera tale che, apparentemente senza motivo, mi dimeno in un anelito di breve contatto con la Sua maestà. È un pensiero ricorrente, un ricordo ricorrente perché …