Author: Elvira Nazzarri

Dandling sensuale

Shoeplay… il negozio dei sogni divenuti realtà

Celso era un ragazzo trentenne laureato in psicologia e purtroppo disoccupato come spesso accade scegliendo quel tipo di studi.  Tuttavia per lui era fondamentale quel percorso, sperava di scoprire di più su sè stesso al fine di conoscersi meglio e sconfiggere i suoi demoni. Le sue pulsioni lo turbavano, sin da quando ne aveva ricordi era attratto da particolari circostanze legate al piede femminile e la sottomissione a esso. Celso se ne vergognava profondamente e il disinteresse per il resto dei così detti rapporti normali lo aveva spinto a emarginarsi e astenersi dal contatto con il gentil sesso. Un giorno evidentemente il filo rosso del destino giocò la sua parte. Celso aveva trovato lavoro in un negozio di scarpe con un nome particolare: Shoeplay. Il primo giorno di lavoro andò piuttosto bene, era un negozio frequentato da signore che sapevano cosa desiderare. Gli articoli erano eleganti ma sopratutto sexy, l’ambiente era molto curato e le vendite andavano alla grande. Celso era soddisfatto, le clienti erano gentili, la responsabile del negozio era una donna piacevole e …

Lo strillo

Certo sognare, immaginare, fantasticare ci dona speranze e ci allontana dalla realtà permettendoci viaggi mentali spesso surreali in mondi totalmente diversi dai nostri. Spesso questo ci rigenera e ci aiuta ad allegerire la mente, tuttavia vorrei precisare che i miei racconti e i racconti dei miei “fedelissimi” servono proprio a questo. Sono in gran parte wishful thinkings e molti di questi racconti contengono abbondante licenza poetica… Ci terrei a precisare che non ho contatti fisici con persone e non svolgo incontri. Regalo fantasie per stimolare l’anima.  

Modifiche GDPR

Cari lettori, vi siete senz’altro accorti di alcune modifiche sul mio blog. Il mio è un sito personale riguardante le mie visioni del mondo BDSM ed è ben lontano dai siti commerciali. Tuttavia per non imbattermi in complicazioni (investo già troppo tempo a curarlo) ho tolto qualsiasi possibilità di interazione, non ci sono più i commenti, né strumenti di condivisione e neanche la possibilità di ricevere la mia newsletter. Abbiamo un bel sito in versione web 1.0. Sterile… d’ora in poi ci sarà un’unica “voce”, la mia! “Le loi, c’est moi!” Non raccolgo alcun dato sui miei lettori e qualora decideste di contattarmi via e-mail, quella sarà da considerarsi una corrispondenza privata. Vi auguro una buona lettura e credo che collegarsi ogni tanto per vedere se ci sono novità non sia uno sforzo insuperabile. Un caro saluto a tutti!

L’imboscata

Attraversavo un periodo in cui avevo pochi stimoli, pochi brividi, poche emozioni. Tutto era già visto e rivisto. Avevo sperimentato troppo e nulla mi dava quella scossa necessaria per alleviare la mente. L’inverno si era calato dentro di me, mi ero congelata, ero scostante e mi sentivo come un pozzo che non può più dare acqua.  Due cose detesto più di ogni altra: la slealtà e l’abitudine. Restare ferma al palo in qualsiasi settore della vita mi innervosisce e mi deprime. Avevo bisogno di qualcosa di forte o, perlomeno, di diverso. I mariti che mi offrivano le mogli o le amanti non mi stimolavano più, dopotutto: era un copione quasi identico ogni volta. Ahimè, le donne sono prevedibili, almeno la maggior parte di loro. Invece gli schiavi giustamente pretendono che sia io a gestire tutto e i nostri contratti di sudditanza prevedono che loro non abbiano voce in capitolo- Anche se volessero, non potrebbero richiedere nessun nuovo gioco. (sono una Despota estremamente possessiva, dittatoriale e severa). Così’ mi inventai una vera bastardata… Mercoledì al solito …

Il marito cornuto

scritto da Kobar pubblicato da Elvira Nazzarri Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino. La scontatezza di un proverbio, popolare al punto da essere quasi banale, può essere ancor più insopportabile se esprime fedelmente ciò che in effetti è accaduto. Insopportabile per chi si sente vittima dell’accaduto. Pur essendosela cercata. Uno degli aspetti più logoranti del traffico sono le attese ai semafori rossi. In realtà non è tanto l’attesa quanto il nevrotico conto alla rovescia, tipico dell’automobilista consumato da questa routine. Se poi il tragitto ha come meta un appuntamento con qualcosa che si è pensato e desiderato nel tempo, diventa praticamente una tortura. Arancio “per gli altri”, una mano si stacca dal volante lasciando una leggera impronta di sudore, afferra il cambio, prima, la frizione sale e l’auto riparte. Avrebbe dovuto ripetere questo gesto ancora una ventina di volte prima di poter dire siamo arrivati. Siamo. Alessandra e Gianni. Il parcheggio fortunoso vicino all’ingresso fu fonte di sollievo per Alessandra, mentre Gianni si rese conto che non era tanto l’attesa …