I racconti di Mistress Elvira

L’imboscata

Attraversavo un periodo in cui avevo pochi stimoli, pochi brividi, poche emozioni. Tutto era già visto e rivisto. Avevo sperimentato troppo e nulla mi dava quella scossa necessaria per alleviare la mente. L’inverno si era calato dentro di me, mi ero congelata, ero scostante e mi sentivo come un pozzo che non può più dare acqua.  Due cose detesto più di ogni altra: la slealtà e l’abitudine. Restare ferma al palo in qualsiasi settore della vita mi innervosisce e mi deprime. Avevo bisogno di qualcosa di forte o, perlomeno, di diverso. I mariti che mi offrivano le mogli o le amanti non mi stimolavano più, dopotutto: era un copione quasi identico ogni volta. Ahimè, le donne sono prevedibili, almeno la maggior parte di loro. Invece gli schiavi giustamente pretendono che sia io a gestire tutto e i nostri contratti di sudditanza prevedono che loro non abbiano voce in capitolo- Anche se volessero, non potrebbero richiedere nessun nuovo gioco. (sono una Despota estremamente possessiva, dittatoriale e severa).

Così’ mi inventai una vera bastardata…

Mercoledì al solito orario arrivò Amos. L’avevo richiamato quella mattina. Si presentò alla porta e appena entrato gli dissi: “Cosa fai lì imbambolato, spogliati immediatamente, oggi sono già irritata e non ho voglia di sprecare il mio tempo a causa della tua pigrizia. Presi un cane per sollecitarlo e gli diedi qualche colpo qua e là a caso per spronarlo. Mi sembrava che questo momento durasse un’eternità e io non vedevo l’ora di condurlo nella stanza dei giochi per vedere la sua reazione alla grande sorpresa. “Scappellati inetto!”, gli gridai vedendo il suo membro! Presi una corda e gliela legai ai testicoli, con una ginocchiata lo feci accucciare e poi tirandolo per i testicoli lo condussi a quattro zampe nella sala delle meraviglie. Lì, al palo, si trovava Sidecar, legato e bendato precedentemente. Nessuno dei due sapeva che ci sarebbe stata un’altra presenza oltre a me e in realtà mi avevano fatto mettere nei loro contratti di sudditanza una breve clausola che doveva assicurare loro che non li avrei esposti ad atti omosessuali. In realtà, ho scritto testualmente: “lo schiavo in questione non verrà obbligato ad accogliere il pene di un altro uomo nel proprio bel culetto”. Ciò, però, mi lascia un’ampia gamma di interpretazioni. Tuttavia, loro non si sono mai preoccupati che un giorno ci potesse essere una presenza maschile in più ai nostri giochi e, a cuor leggero, hanno firmato. D’ora in poi faranno meglio a leggere bene ciò che firmano, hehehehhe.

Amos sbiadì alla vista di Sidecar legato e bendato al palo, chissà quali fantasie si erano proiettate in quella sua mente da cagna sfondata. Fortunatamente non parlò- Senza il permesso della Divina sua Signora non può proferir parola. Mi avvicinai a Sidecar, ancora ignaro dell’ospite, lo carezzai sul petto e gli sussurrai: “Dargling, ho una bellissima sorpresa per te”. Magari lui sentì una presenza in più e chissà cosa si era immaginato vista la sua fama da gran puttaniere. Gli tolsi la benda ed ebbi una favolosa scarica di adrenalina. Sidecar alla vista di Amos era lì lì per svenire, la fronte gli si ricoprì di gocce di sudore e la sua carnagione era diventata di un pallore cadaverico.

“Adesso vi spiego cosa ho in mente, innanzitutto una bella punizione per Amos, che si dimostra troppo irriverente nelle mail, dopotutto sono capaci tutti a fare gli Adoni a distanza di sicurezza e a te Sidecar, devo dar dimostrazione di come ci si comporta da schiavo. Non ne posso più del fatto che non ti posso punire perché mi svieni ecc. Insomma, dopo otto anni siamo arrivati a fare ben poche cose. Quindi o mandi giù questo boccone o farò a meno di te in futuro perché i tuoi atteggiamenti da signorina in fuga mi hanno stancata, oggi ti darò una bella dimostrazione di ciò che voglio da te”.

Presi Amos e lo trascinai per i capelli davanti allo specchio, gli feci sollevare il culetto e lo penetrai con un plug. In realtà lo spinsi dentro senza troppi convenevoli e senza gel. Glielo feci solo succhiare lentamente poco prima di inserirlo dentro. Poi lo misi a sedere su una sedia apposita e lo immobilizzai e di fronte a lui appiccicai un fallo con la ventosa.  “Su, avanti puttanella, so che hai ancora qualche vuoto dentro da riempire. Succhia bene prima che mi venga in mente qualche punizione severa.”, pronunciai ridendo di gusto questa frase guardando dritto negli occhi Sidecar, che era spaventato a morte. “Dimmi, caro, ti piace vedere come tratto i cani, anzi le cagne?”, chiesi a Sidecar. Sidecar si limitò a implorare di essere risparmiato da qualsiasi punizione io avessi progettato. ” Su andiamo, non te la devi far sotto per qualsiasi cosa! Abbiamo appena iniziato e c’è ancora tanto da divertirsi con voi due”, dissi al codardo. “Dopotutto siete la stessa annata di acquisizione, 2010, bellissimo anno… e che bei ricordi”, constatai con vaga nostalgia. “Amos, suvvia, non sbavare sul pavimento, che modi sono”, mi ripresi dalle divagazioni mentali tenendo la testa di Amos premuta contro lo specchio sul quale era appiccicato il fallo grosso che gli avevo fatto succhiare. “Che schifo che mi fai. Adesso ti slego e lecchi tutta la tua saliva e liquido precum sul pavimento, bestia indegna e sporca!”

“Sì Padrona!”, rispose con voce roca Amos. Gli assestai un calcio. ” Voglio sentire più entusiasmo!” Amos rispose sforzandosi con più tono: “Sì Signora!”. Sidecar invece era ancora legato al palo immobile. “Adesso caro Sidecar, ti offro una dimostrazione di quel che vuol dire essere frustato da me. Non quelle carezze che già tu ritieni di forza sovrumana”, gli dissi. Legai Amos a croce e cominciai a frustarlo con uno snake. Dopo neanche una decina di colpi Sidecar cominciò a supplicare pietà per Amos: “Padrona la prego non sia così severa solo per dimostrarmi cosa può fare!” Mi voltai verso Sidecar e risposi: “Tu che ne sai? Non sto mica esagerando. Ma, visto che provi tutta questa compassione per Amos, vuol dire che ti piace- E se ti piace, è un peccato lasciarti senza il suo caldo corpo addosso”. Sidecar si bloccò di colpo. Cercò di ribellarsi senza riuscita, mi bastò solo uno sguardo per calmarlo. Slegai Amos totalmente rassegnato a tutti i miei voleri (opporre resistenza avrebbe potuto produrre ritorsioni e abusi più gravi, mi conosce troppo bene) e lo portai di fronte a Sidecar. Una volta posizionati uno di fronte all’altro cominciai a immobilizzarli stretti stretti corpo a corpo, nudi, in un lampo si ritrovarono faccia a faccia con il corpo stretto all’altro. Girai intorno con la pellicola trasparente, di modo che si producessero del calore a vicenda. “E ora tesori… qui avete una mela, prendetela in bocca e cercate di non farla cadere, altrimenti sono botte per entrambi!”. Rimasero lì, schifati corpo a corpo e faccia a faccia per circa 5 minuti dopo di che cominciai a stancarmi. Così, presi delle piume e cominciai a solleticare Sidecar per distrarlo dal compito. Ovviamente, fece cascare la mela a terra. “Ahhhhhhhhhhh, no, così non va bene”!, dissi con un’espressione malefica sul viso. Chissà cosa si sono immaginati in quel momento.

Li slegai e gli diedi un compito: trasportare la mela corpo a corpo dall’altra parte della stanza, ovviamente senza usare mani o bocca. La visione era spettacolare, si contorcevano come vermi. La mela continuava a spostarsi e loro con movimenti ridicoli cercavano di riportarla al suo posto con  contatti pelle a pelle indispensabili, ma la fecero cadere ancora. Insomma ho due schiavi totalmente impediti! E meno male che sono persone realizzate, chissà come sono quelli sfigati nella vita! “Bene, bene. Siete degli assoluti incapaci.” Presi per le palle Amos e lo trascinai sul letto di contenimento, lo immobilizzai in posizione ginecologica e gli misi in bocca un bavaglio. “Ora Sidecar, tieni, questo è il telecomando delle scosse elettriche. Sarai tu a infliggerle sui suoi testicoli”. “Non me la sento Padrona!”, rispose Sidecar spaventato. Tremava dalla testa ai piedi.” Ah, se non te la senti allora le metto sulle tue di palline, che dici, te le facciamo arrosto?”, chiesi con tono stizzito a  Sidecar. Bastarono queste parole a sacrificare le palline di Amos, ma a ogni ondata di scosse sembrava soffrire anche Sidecar. E io che credevo che il genere umano fosse dotato di estremo sadismo; che fosse incline agli abusi di potere. Dovetti ricredermi. Eppure Sidecar è una puttanaccia nel vero senso della parola, quando si tratta del suo lavoro. Così gli misi delle pinze ai capezzoli per stimolarlo a essere più cattivo.

Presto mi stancai, come sempre- Credo di essere volubile come pochi. Presi uno strap on enorme e dissi a Sidecar: “Trattiamo. Dimmi cosa mi offri in cambio perché il tuo culetto possa rimanere vergine.” Sentiì Amos mugugnare qualcosa, ma aveva il bavaglio, quindi non lo presi nemmeno in considerazione. Sidecar colse al volo il baratto e ipotizzò alcune cose che io non trovai interessanti ma alla fine mi offrì una parure di orecchini e pendente con smeraldo pur di risparmiarlo a tale umiliazione. “Amos, hai sentito? La tua Padrona ti sacrifica in cambio di balocchi e profumi”, dissi ridendo ad Amos legato e impotente sul letto. Bendai Amos e dissi ad alta voce: “Sidecar, ora indossa la cintura e inchiappettati la cagna!”. Amos cominciò a dimenarsi: piangendo, cercava di sfuggire al suo destino. Ma è stato violato con estrema forza e senza troppe smancerie. Amos fu preso e abusato come una troiona in saldo abituata a prendere cazzi dal mattino a sera. Non aveva nemmeno l’erezione per il grave stato di turbamento vissuto in quest’esperienza. A un certo punto gli strappai la benda dal volto. Vide che ero stata io a indossare la cintura e violarlo. Tirò un sospiro di sollievo. Sarebbe stato bello vedere Sidecar alle prese con il culo di Amos, ma non ne sarebbe stato capace. È  troppo molle come impatto e come personalità per quanto riguarda i nostri giochi. Forse deve ancora accettarsi.

Mi accontentai del fatto che Amos lo avesse creduto possibile per pochi istanti. L’energia da lui sprigionata era travolgente, era una lotta quasi animale, disperata, contro l’inevitabile e al contempo uno sfogo impotente di disperazione. Forse da qualche parte dentro ho un istinto estremamente violento e sadico che riesco a calibrare bene per via della mia estrema compassione. Slegai Amos piegato e distrutto emotivamente e guardai bene Sidecar evidentemente perplesso. Non mi aveva mai vista così inflessibile e violenta. Lui che, come Amos, mi amava alla follia, aveva visto il lato oscuro di me. Quella parte che fa fuggire tanti… lo sguardo appagato da tutta questa sofferenza emotiva. La luce in fondo ai miei occhi, il petto orgogliosamente esposto, la postura di dominio, ero esaltata al massimo! Per un attimo negli occhi di loro due ho visto il terrore. Cosa poteva accadere a questo punto? Erano complici per necessità e contro ogni simpatia. Anzi, c’era antipatia reciproca, manifestata in precedenza, quando neanche sapevano come fosse fatto l’altro. Soltanto in base ai miei vaghi accenni e i racconti sul sito si son potuti fare una certa idea l’un dell’altro. Eppure non si sono minimamente scontrati perché avevano paura di deludermi. Fino a quale punto si sarebbero potuti spingere pur di accontentare le mie richieste e capricci? Dopo la scarica travolgente di emozioni mi recai in bagno e tornai con un bicchiere pieno di urine. “Adesso posso ritenermi appagata, ma voi due dovete farvi una sega sopra le vostre ciotole da cani.”, dissi con calma. Loro tirarono un sospiro di sollievo.”Ma, zuccherini miei bellini, non ho finito, non mi mostrerei troppo sollevata se fossi al vostro posto. Dovrete toccarvi a vicenda fino a farvi venire nelle ciotole, limonandovi, ahahahah!”. Si sono inorriditi entrambi. Erano schifati.

“Tuttavia mi bastò ricordare loro che dovevano obbedirmi, altrimenti il nostro contratto di sudditanza  sarebbe stato prosciolto per mancanza di adempimento obblighi. Di conseguenza, si sarebbero dovuti cercare una nuova Padrona. Cominciarono a sbaciucchiarsi. Voglio sperare che nella vita normale bacino meglio, altrimenti le loro mogli e le loro amanti mi fanno davvero pena! “Avanti voglio vedere più lingua, più passione… siete degli invertebrati senza sex appeal.”, continuai a incitarli per vedere qualcosa di più stimolante. Dopo poco tempo riuscirono a eccitarsi adeguatamente per terminare come gli avevo richiesto. Entrambi sono degli stronzi di primissima categoria e soprattutto godono nell’essere umiliati. Ecco perché avevo scelto proprio loro. E poi voglio dire: anche se non si ritengono bisex, se mi chiedono di spompinare un fallo, un vago interesse anche latente verso l’universo maschile ci sarà. Ho atteso che terminassero. Quindi, ho mischiato la mia urina al loro seme e ho obbligato ciascuno a bere il proprio sperma mescolato alle mie urine, come ultimo gesto di sottomissione di quella giornata.