Racconti dei miei faithful

Week-end con la Padrona

Scritto da Ambrogio
Pubblicato da Elvira Nazzarri

Il gran giorno era finalmente arrivato. Ambrogio non stava più nella pelle per l’emozione e l’ansia.

Giorni prima la sua Signora gli aveva ordinato di sottoporLe delle proposte per un week-end rilassante e lui, dopo un’attenta cernita di varie locations all’altezza, ne aveva selezionate alcune e le aveva sottoposte al giudizio della sua Signora che si era degnata di approvarne una: un raffinato hotel-spa cinque stelle in un’amena località a un paio d’ore d’autostrada dalla residenza della Signora.

Ambrogio aveva dunque provveduto alla prenotazione attenendosi alle istruzioni impartitegli e si trovava adesso in auto, sotto il portone della sua Signora, in attesa di essere chiamato per salire a prenderLe i bagagli e poi partire.

Come sempre, era arrivato con largo anticipo e stava ingannando l’attesa galoppando con l’immaginazione attraverso quei due meravigliosi giorni che avrebbe trascorso insieme alla sua adorata Signora in un “gioco” di nuova concezione che lo aveva mandato in estasi già dal momento in cui Lei gliene aveva parlato.

La sua fantasiosa Dea aveva infatti architettato un programma che prevedeva che Lei e il suo servo si presentassero e si comportassero “esteriormente” come una normale “coppia”, riservando i rispettivi ruoli solo all’intimità, salvo solo eventuali “eccezioni” che Lei avesse ritenuto opportune, ovviamente secondo la Sua assoluta discrezionalità… E già questa condizione appariva ad Ambrogio foriera di sorprese teoricamente eccitanti ma, in pratica, potenzialmente assai “imbarazzanti”. Il mix di curiosità e ansia era del resto quello “tipico” che connotava il rapporto di Ambrogio con la sua Signora…

Le fantasie furono interrotte dal suono del messaggio wapp prodotto dallo smartphone di Ambrogio. Era Lei che gli scriveva semplicemente: “Sali!”. Subito Ambrogio si precipita fuori dall’auto, entra nel portone e sale a piedi le scale fino al terzo piano (per disposizione della sua Signora ad Ambrogio non è concesso l’uso dell’ascensore…).

Arrivato davanti alla Sua porta, la trova già socchiusa. Chiede rispettosamente «E’ permesso?» e dall’interno dell’appartamento sente l’inconfondibile voce rispondergli «Prendi il trolley e la sacca che trovi in ingresso e caricali in auto. Io finisco di prepararmi e poi scenderò».

Ambrogio obbedisce prontamente. Scendendo le scale a piedi “apprezza” il peso dei bagagli della sua Signora e constata che Lei non si doveva essere particolarmente “contenuta” nel bagaglio: e subito la fantasia di Ambrogio corre alle mises che egli immagina che Lei si sia portata…

Caricati i bagagli, Ambrogio si rimette in disciplinata attesa dei “comodi” della sua capricciosa Signora. Dopo una buona mezz’ora, finalmente Lei appare: i lunghi capelli corvini raccolti nell’inconfondibile treccia da “amazzone”, un trucco appena accennato, indossava un tubino salmone chiaro e calzava un paio di graziose scarpe color panna, stringate e basse, molto glamour anche se sportive. Al braccio un’elegante borsa in pandant con le scarpe.

Come La inquadra nel retrovisore, Ambrogio balza fuori dall’auto e passa dall’altro lato per aprirLe rispettosamente lo sportello. Lei si accomoda nel posto davanti e dice «Su andiamo che si fa tardi!».

Ambrogio avvia il motore e inizia a guidare, non cessando di contemplare con un occhio la sua Signora seduta accanto a lui. «Come trovi la mia mise da viaggio?» fa Lei dopo pochi minuti. «Molto elegante, Signora. Come sempre del resto…». Al che Lei, con nonchalance, allunga le gambe e appoggia i piedi sulla parte di cruscotto davanti a Lei e dice con voce intrigante e un sorrisetto malizioso «Sono sicura che invece le scarpe che indosso non sono quelle che ti saresti aspettato… Basse e stringate… Sotto standard per le tue fantasie da porcello…».

E Ambrogio: «No Signora, che dice mai! Sono perfettamente adatte ad un viaggio in auto e comunque, nel loro genere, sono molto femminili ed eleganti… Degne di Lei, insomma…».

«Uhmmm… Dici?… Sarà… Comunque adesso pensa a guidare che non voglio fare tardi. Ho già prenotato un trattamento appena arriviamo e nella brochure dell’hotel si raccomanda la puntualità!»

«Certo Signora. Stiamo già entrando in autostrada…».

Dopo un’oretta, la Signora manifesta il desiderio di fare una sosta per mangiare qualcosa. E Ambrogio prontamente obbedisce fermandosi a un autogrill con ristorante-self service. Entrano insieme ad altre persone nella zona dove si servono i vari piatti e ci si mette in coda. Lei scruta attentamente le varie possibilità del menù, poi ad alta voce dice rivolta ad Ambrogio: «Prendo quegli spiedini, una macedonia e una bottiglietta di minerale naturale non fredda. Portami tutto al tavolo! Questo è un self-service ma non per me!». E con passo svelto si allontana andando a prender posto a un tavolo libero…

Ambrogio capì che il “nuovo gioco” era iniziato e ne intuì subito tutte le “pericolose” potenzialità. Ma si consolò al pensiero che gli altri avventori erano stranieri e che “forse” non avevano avuto modo di cogliere il senso del dialogo… Magari avrebbero pensato a due coniugi che stavano solo litigando…

Servita la sua Signora come gli era stato ordinato, Ambrogio assaporò il raro piacere di pranzare con Lei, conversando amabilmente del più e del meno… Appunto come una coppia “normale”…

Dopo un’altra oretta di viaggio, giungono alla meta. Il luogo è davvero molto bello. Ultimate le formalità alla reception, si avvicina il facchino dell’hotel per prendere i bagagli e portarli nella suite. Al che Lei, con voce amabile, lo ferma dicendo «No grazie, ci pensa mio marito… Ha un debole per queste cose! Vero caro? E mi raccomando, niente ascensore che devi mantenerti in forma…». Ambrogio paonazzo, accenna ad una risatina contratta e si dilegua lungo le scale con i bagagli, mentre Lei accompagnata dal facchino “disoccupato” raggiunge la suite in ascensore…

Quando sopraggiunge anche Ambrogio coi bagagli e tutto accaldato, Lei gli fa: «Ah, bravo. Posa tutto nella cabina armadi e dai una mancia a questo simpatico giovanotto che mentre ti aspettavamo mi ha spiegato per bene il funzionamento dell’aria condizionata e della TV…».

Il “simpatico giovanotto” ringrazia Ambrogio e si dilegua, lasciando la Signora e Ambrogio nell’elegante suite in intimità.

Appena chiusa la porta, la Signora, cambiando tono di voce, stando ancora in piedi nell’anticamera, si rivolge ad Ambrogio con voce tagliente: «Cosa stai aspettando? Non ti pare giunto il momento di salutarmi come si deve???». E Ambrogio, obbedendo ad un impulso ormai automatico, si prostra davanti a Lei e Le copre di baci le punte delle scarpine. Lei lascia fare per qualche minuto e poi lo interrompe bruscamente: «Ora spogliami che mi devo preparare per andare a fare il massaggio che avevo prenotato! Ma prima corri a indossare la tua tenuta. Questa apparente “familiarità” ti potrebbe far venire dei grilli per la testa…».

Ambrogio, già in preda ad un’eccitazione smodata, si precipita ad aprire il suo bagaglio per estrarre la tenuta di servizio che la sua Signora gli aveva ordinato di portare e prontamente la indossa. Quindi si ripresenta davanti a Lei: nudo, con indosso solo un grembiule blu e un collare. Lei si era frattanto adagiata sull’enorme letto king-size. Lo squadra per verificare e poi gli dice: «Sì adesso ci siamo… ognuno al suo posto… sfilami le scarpine e rinfrescami i piedini che sono accaldati dal viaggio…». Ambrogio non attendeva altro: si avvicina al piedino che Lei gli porge, scioglie le stringhe e sfila la scarpetta liberandolo. E’ come sempre morbido, delicato e curatissimo, con uno splendente smalto corallo, e, per di più, deliziosamente fragrante dell’aroma di cuoio lasciato dalla scarpetta che si miscelava perfettamente con il profumo naturale della Signora… Ambrogio cominciò a leccarlo delicatamente, cercando di produrre più saliva possibile per assicurare alla Signora la sensazione di “raffrescamento” che gli aveva ordinato… Lei parve gradire perché si distese sul letto chiudendo gli occhi sospirando per parecchi minuti… Poi sussurrò: «Ora anche l’altro…». Ambrogio ripeté l’operazione con l’altro piedino, raggiungendo un grado di eccitazione da “allerta rossa”…

Ma la sua Signora vigilava, e immaginando cosa stava accadendo, ritrasse il piedino bruscamente ordinando: «Ora basta! Alzati che mi devi spogliare…». Ambrogio obbedì e non appena fu in piedi, divenne subito evidente che non era l’unico ad essere “ritto”… Il grembiule d’ordinanza mostrava infatti un’eloquente protuberanza all’altezza del pube di Ambrogio. Ma la Signora fece finta di nulla e, alzatasi anche Lei, ordinò: «Sfilami il tubino, svelto!». Ambrogio si mise ad armeggiare con la zip cercando di mantenere il controllo. Ma era vicino, troppo vicino, alla sua Signora, alla Sua pelle di seta che emanava l’inebriante e inconfondibile profumo… Per fortuna, un attimo prima che accadesse l’irreparabile, la zip si aprì e il tubino scivolò ai piedi della Signora…

Ma per Ambrogio fu “peggio”…

La Signora era infatti completamente nuda! Una nudità ancor più esaltata dall’accurata e totale depilazione del Suo pube che esibiva in tutta la sua perfezione! E fu inevitabile che lo sguardo del povero Ambrogio finisse calamitato da una tale visione. Altrettanto inevitabile fu la prevedibile reazione: «Come osi posare lo sguardo sulla mia Intimità!!!» e una raffica di schiaffi si abbatté sul volto di Ambrogio ancora trasfigurato da quanto gli era “apparso”… «Vai a prendermi l’accappatoio e le pantofole!». Ambrogio eseguì e in un attimo fu di ritorno dal bagno con quanto gli era stato richiesto. Lei, stizzita, lo indossò da sola così come da sola s’infilò le pantofole e si diresse decisa verso la porta dicendo con voce tagliente: «Vado a fare il mio massaggio, tu disfami la valigia e metti a posto tutte le mie cose!. Quando ritorno faremo i conti…».

E scomparve dietro la porta che si chiudeva…

Trascorsero un paio d’ore, durante le quali Ambrogio obbedì all’ordine ricevuto, svuotando diligentemente il bagaglio della sua Signora e mettendo a posto tutto quanto. Nel far ciò egli poté così bearsi del contatto con tutti i deliziosi “capi” che costituivano il “non casuale” bagaglio: lingerie raffinata, intimo sexy, calzature, abiti ecc. Il tutto “abitato” dal delizioso profumo della sua Signora.

Una situazione che finì per “tentare” Ambrogio ad approfittare dell’assenza di Madame per procurarsi uno “sfogo” all’eccitazione che lo stava divorando… Stava quindi per porre in atto il suo “disegno” recandosi in bagno con la “compagnia” di un delizioso paio di mutandine di seta quando la porta della suite si spalancò e la Signora rientrò mandando così a monte il piano di Ambrogio. Il quale fu subito grato alla sorte per non aver fatto tardare la sua Signora anche solo di qualche minuto, giacché altrimenti l’avrebbe potuto cogliere “sul fatto” con le terribili conseguenze che lui ben poteva immaginare…

«Bentornata Signora!» La salutò lui immediatamente prostrandosi al Suo passaggio. Lei non lo degnò di uno sguardo, ma si avvicinò al letto, si sfilò l’accappatoio e si sdraiò mollemente completamente nuda e con la pelle resa ancor più luminosa e profumata dal massaggio appena fatto. «Dammi dell’acqua!». Lui – premuroso – Le offrì subito quanto richiesto, mentre non sapeva dove poter posare lo sguardo, terrorizzato all’idea che Lei si potesse nuovamente adirare e avendo ancora nelle orecchie la minacciosa frase con cui Lei l’aveva salutato prima: «Quando ritorno faremo i conti…».

Ma la sua Signora era davvero imprevedibile.

Dopo avere sorseggiato l’acqua, posò il bicchiere sul comodino e cominciò a stirarsi sul letto visibilmente compiaciuta, come una gatta che fa le fusa: «Ahhhhh….Uhhhhm… Il massaggio è stato proprio piacevole… Un vero toccasana… Moooltooo rilassante… Sai?…» disse Lei con una voce incredibilmente dolce e suadente rivolgendo finalmente lo sguardo verso Ambrogio che stava impietrito, in piedi, accanto al letto, aspettandosi “il peggio”…

E invece…«Hai messo a posto come ti avevo ordinato?» gli chiese con tono distratto, mentre si palpeggiava il polpaccio perfetto alzando la gamba in modo provocante. «Certo Signora, se vuole verificare…». «No, ora non ne ho voglia…» Mentre alzava la gamba continuando a palpeggiarsi il polpaccio, aveva portato il piedino all’altezza del viso di Ambrogio… Poi lo avvicinò sempre di più alla guancia cominciando a fargli una specie di grattino con l’alluce… e scendendo lentamente lo portò all’altezza del capezzolo di Ambrogio, titillandolo con le dita. Quindi, con mossa rapida, lo infilò sotto il grembiule, proprio là dove un paio d’ore prima era apparsa la “protuberanza”… «E allora? Che cosa è successo qui sotto? E’ stato un fenomeno sporadico o forse potrebbe ripetersi???» Chiese con voce ironica e insinuante fissando Ambrogio dritto negli occhi con il Suo sguardo magnetico e penetrante…

Già soltanto “quello” sguardo era sufficiente a mandare in ebollizione Ambrogio: figurarsi l’effetto che si stava producendo in lui ora che oltre allo sguardo stava pure subendo la “manovra” del piedino…

Manovra che proseguì molto lentamente per qualche minuto, mentre Ambrogio tentava disperatamente di “darsi un contegno”… Poi la manovra si interruppe bruscamente, il piedino “riemerse” e Lei ordinò: «Portami la valigetta di pelle nera che era nel mio bagaglio!». Ambrogio si sentì sollevato perché l’interruzione era giunta proprio un attimo prima che lui perdesse il controllo. Ma si preoccupò immediatamente dato che lui sapeva che “quella” valigetta discreta conteneva il “set” da viaggio degli “attrezzi” della sua Signora… Pochi istanti dopo gliela consegnava riassumendo la posizione in piedi accanto al letto, con la “protuberanza” solo di poco ridottasi.

Lei aprì la valigetta e iniziò ad armeggiare con il contenuto che restava celato agli occhi di Ambrogio. Nel contempo riprese la “manovra” col piedino sotto il grembiule di Ambrogio che ricominciò ad ansimare.

«Signora, la prego… Non so per quanto ancora potrò resistere…»: «Come non lo sai?! E’ semplicissimo: resisterai fino a quando ti dirò che potrai godere… e SE te lo dirò!». La frase suonò ad Ambrogio come una condanna irrevocabile dato che sentiva di essere ormai prossimo al limite oltre il quale non c’è ritorno…

La Signora proseguiva inesorabile… Ambrogio sentiva il piedino “rovistare” nel suo pube sempre più intensamente e percepiva le agili dita tittillargli abilmente il glande… Capì di essere ormai arrivato al termine di ogni possibile resistenza e chiudendo gli occhi si rassegnò all’inevitabile: godere finalmente in modo liberatorio, ma nello stesso tempo cadere nell’angoscia della tremenda punizione che ne sarebbe seguita…

Ma proprio quando gli pareva che “tutto” stesse per compiersi, avvertì come una vampata di calore sul membro teso allo spasmo, seguita da un dolore intensissimo che gli fece abortire l’orgasmo: riaperti gli occhi vide la sua Signora, adesso seduta sul letto, che lo guardava compiaciuta con un sorrisetto beffardo mentre teneva in una mano con studiata non curanza il Suo frustino corto (quello da viaggio), sbattendolo ritmicamente sull’altra mano,.

«Vedi come è facile domare il tuo stupido “coso” con lo strumento adatto intervenendo al momento giusto?».

E così dicendo si alzò allegramente dal letto dirigendosi verso il bagno, lasciando il povero Ambrogio con il suo “coso” desolantemente floscio e dolorante per la staffilata ricevuta…

(Continua…)

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