Racconti dei miei faithful

Come Mistress Elvira mi ha soggiogato e reso suo schiavo

Mistress Elvira

gambe velate, padrona, piedini

Scritto da Dasa
Pubblicato da Elvira Nazzarri

La destinazione è nota ma ho l’impressione di vagare senza meta per la città. So che la direzione è giusta ma la mia mente è ancora altrove, prigioniera di una donna minuta, sensuale nelle sue delicate e perfette geometrie. Sono stato a trovarla dopo un lunghissimo inseguimento. Impedimenti di varia natura ci hanno costretti a rimandare un incontro che, a quel punto, era desiderato da entrambi. Ora è il dopo ma, guidando per il traffico milanese della prima serata, mi accorgo non c’è un dopo. C’è solo un prima, prima di aver consegnato il mio spirito a Mistress Elvira. Cortese e ironica negli scambi mediatici, quanto superba e irreprensibile come l’avrei scoperta dal vivo, mi ha finalmente aperto le porte del Suo impero. Un luogo senza tempo in cui perdersi e sentirsi, come la Regina stessa ha sottolineato, vulnerabili.

La porta è leggermente socchiusa, entro e la vedo: seduta sulla cattedra dello studio multisala attrezzatissimo, ha le gambe accavallate. È vestita in maniera raffinata e molto sexy. Un tailleur nero con calze abbinate con riga dietro e immancabile reggicalze, completate da un paio di décolletées nere. Un aspetto severo ma sexy, una lunga chioma di capelli neri, appena mossi, morbidi e profumati, le scende su un lato. Lo sguardo è austero ma un sottile sorriso ammiccante appare non appena mi saluta, Finalmente ci incontriamo! Mi prostro immediatamente ai suoi piedi che omaggio, cercando un primo delicato contatto fino a che non decide di farmi spogliare e ordinarmi di seguirla nell’altra stanza. È una specie di aula. Decide di recitare il ruolo della maestra e mi fa sedere sul banco. Comincia a interrogarmi. Tema, scienze cognitive. È un po’ la mia materia, non sono psicologo ma per altre ragioni è un mondo al quale mi sono avvicinato. Le risposte la soddisfano e si dispone bene nei miei confronti. Ma ecco che l’esame si fa più difficile. Non per le domande ma semplicemente perchè, all’improvviso, con discreta eleganza, ha fatto in modo che le Sue splendide gambe siano davanti ai miei occhi.  Comincio ad essere confuso, non è facile parlare mentre si accarezzano dei polpacci così morbidi e così tonici e snelli da rendere il tutto un enorme ossimoro, eccitante come la Sua voce e come le Sue abili dita che cominciano ad accarezzare il mio petto.
Per lunghissimi minuti l’imperativo è di massaggiarLa delicatamente, infilando le dita fra la scarpa e l’incavo del piede, cosa che adora e, a sentir Lei, Le dà lo stesso piacere che provo io mentre le Sue dita giocano birichine coi miei capezzoli, causandomi un stato confusionale e una sensazione sublime di dipendenza. Sarà la chiave di tutto l’incontro, l’impossibilità di dare sfogo a uno stato di eccitazione crescente, causato dalla stimolazione sapiente della parte più sensibile del mio corpo. Non voglio altro, Le ho gia dichiarato devozione assoluta, sorride.

Sarà una seduta di totale adorazione dei Suoi piedi perfetti. Credo che come primo incontro volesse semplicemente impossessarsi di me e lo fa con perentoria dolcezza. Solo quando mi coglie con gli occhi sul Suo seno mi punisce, colpemdomi sulle natiche e poi costringendomi, per contrappasso, a guardare i seni perfetti – Li adoro così piccoli e impertinenti – continuando a massaaggiarLe i piedi senza distrarmi. Così devo impegnarmi a mantere il controllo e fare il mio lavoro. In ginocchio davanti a Lei a massaggiare i piedi delicati, disteso a terra con le mani talmente ipnotizzate dalle Sue deliziose estremità da sentirmi legato, impossibilitato a muovermi. Il corpo e le mente sono ora in perfetta sintonia. Gli ordini sono pochi, impossibile solo pensare di disubbidire. Il piede a volte concesso generosamente, a volte solo ammirato, è il centro del mio mondo. Li seguo appassionatamente, li massaggio con cura, cercando i punti che più Le danno piacere, li lecco voluttuosamente, li bacio dolcemente e con energia, li annuso fino a sentirne l’odore direttamente nelle sinapsi, senza l’inutile mediazione delle narici. È dentro di me, sopra di me, intorno a me. Sono Suo. Sono il Tuo schiavo, Le dico completamente in Suo potere. Sì, è la risposta disarmante, Direi che ormai mi appartieni. Quell’ormai, quella condizione causante, rendono il tutto irrimediabilmente reale. Questa breve frase è sufficiente a scatenare in me una passione incontenibile. Disteso a faccia in su, vedo le Sue gambe, ancora inguainate nelle splendide e frusciose calze. Osservo nella penombra le mutande chiare e bacio disperatamente i piedi ai lati della mia testa. È chinata su di me e continua a stringere e stimolare i capezzoli. Gemo, ringrazio, bacio e annuso. Le mani non smettono un istante di accarezzarLe i piedi, quasi fossero legate alle caviglie.

Mi fa inginocchiare e si mette alle mie spalle. Ora il mio petto è totalmente nelle Sue mani. Mi ordina di accarezzarmi mentre impriogiona l’altra mano fra le Sue calde cosce. Sento la voce che sussura il conto alla rovesca attaccata al mio orecchio mentre le dita, sempre più forte, stringono i miei capezzoli. Sono confuso, perduto e posseduto. Vorrei essere liberato di quella tensione che mi tiene legato a Lei. Vorrei sentire ancora la Sua frusta, vorrei che mi piacchiasse, legasse. Qualsiasi cosa che mi renda meritevole di quel momento così eccitante. Per l’inesprimibile ferrea legge del caso, mi impone l’orgasmo sulle note di Can’t help falling in love, con l’indimenticabile voce di Elvis. Mi piego in due, vinto da un orgasmo inevitabile e liberatorio. Le bacio ancora i piedi e ci salutiamo cordialmente. Tornerò presto, Le dico. Bene, mi pare ci sia spazio. Arrivederci mia Divina, Ti appartengo e sarò ubbidiente e devoto. Non posso nemmeno immaginarmi lontano dal Tuo sensuale dominio.