Mistress Elvira

Genesi di una Mistress

In molti mi chiedete come ho sviluppato questa tendenza dominante.
Sicuramente c’è una componente genetica. Mio nonno paterno era uno slave, una personalità fragile, tendente a trovare piacere nel tormento mentale. Riteneva di dovere sacrificarsi per far stare bene le persone che amava, un vero cavalier servente. Era succube di suo fratello gemello evidentemente dominante e impermeabile, freddo e calcolatore, insomma l’opposto di mio nonno. La nonna paterna invece era una persona che sapeva come sfruttare le persone a proprio favore e come farsi trattare da regina. Sempre attenta a essere in perfetto ordine, calze da reggicalze, gonna, abbigliamenti che evidenziavano la forma fisica, acconciatura perfetta, eyeliner e rossetto rosso scuro e tacco sempre, ovvio anche in casa, piedini in vista, manicure e pedicure perfetta sempre coordinate col rossetto. Direi molto attenta all’aspetto fetish.  Modi decisamente dittatoriali ed egoistici, si esprimeva sempre senza un minimo di esitazione, tanto esisteva solo lei. Da questa unione nasce mio padre, un feticista di scarpe, piedini e gambe femminili (polpaccio), anche lui amante del tormento mentale.

Dalla parte materna i ruoli erano invertiti. Il nonno era di natura molto dominante, dittatoriale e scorbutica. La nonna totalmente schiava. Mia madre invece, sottomessa anche lei. Di natura sfidante e scontrosa, in quanto in costante ricerca di una reazione ferma e dura. Anche lei incline al tormento mentale. Non mi ha mai accettata. Per mia madre ero solo un ostacolo tra lei e mio padre, che mi adorava. Dopottutto finalmente ha avuto una figlia femmina, dopo vari matrimoni e storie… e due figli maschi. Lui era un collezionista di donne e di bambole, ovvio che essendo anche un feticista, non mi mancavano vestitini e tailleurini esatta copia di mia madre, con una marea di scarpette con tacco, già in giovane età. Dovevo tenere i capelli lunghi e dormire coi bigodini, per avere un’acconciatura perfetta.

Da dove spunta allora la mia natura dominante? Direi un pò per ribellione verso i miei genitori che volevano un oggettino e un po guidata dal nonno materno che voleva un nipotino maschio e deciso. Lui mi ha cresciuta in modo severo, amava la disciplina. Ovvio che ero una peste e non mi piegavo facilmente. Ho una natura assolutamente ribelle e dispettosa. Spesso lo mandavo decisamente in bestia. Quando ho compiuto 4 anni mi affidò un cane da caccia e mi insegnò come addestrarlo. Così ho imparato gestire un essere vivente. Amavo quel cane, totalmente obbediente. Dopo un anno il cane morì durante una battuta di caccia, l’ho rimpiazzato con un cucciolo di pastore tedesco, inizialmente troppo arrogante. Ma alla fine ne ho ricavato un buon cane. Dopo 13 anni morì e ne ho preso un’altro il quale dopo i primi 6 mesi (era molto dominante e di taglia grossa) divenne un totale agnellino e usava mettersi in castigo nell’angoletto a fissare il muro da solo se combinava qualcosa. Mi faceva da poggiapiedi, ma abbiamo saltato un bel pò del mio percorso…

 

I primi anni

Ritorno all’infanzia. Avevo un amichetto, F., con cui mi vedevo  tutti i giorni. Ecco, forse a ingenerare tutto, a far scattare la molla è stato proprio lui. Non so come mai, ma i nostri giochi degeneravano spesso nelle liti più tremende (era di natura flemmatica)… Erano giochi decisamente poco standard. Ve ne faccio alcuni esempi: giocavamo alla casalinga (che ero ovviamente io) lui invece faceva il tappeto, quindi veniva preso a colpi di battipanni, oppure faceva la sedia umana, il poggiapiedi, doveva mangiare anche le torte di sabbia che preparavo. Poi c’era la poliziotta e il ladro, lui ovviamente si faceva prendere e si faceva riempire di manganellate (il manganello l’aveva sotratto a suo zio poliziotto). Giocavamo alla padrona e il maggiordomo, quindi lui doveva rimanere in costante attesa di ordini e correre quando gli veniva impartito un compito.  Nei boschi invece si faceva legare all’albero e gli tiravo le castagne, oppure lo tormentavo con sculacciate oppure usavo i rametti di pino per colpirlo, d’inverno gli lanciavo le palle di neve. Quando pioveva per evitarmi le pozzanghere si metteva sdraiato nell’acqua e io gli passavo sopra. Il calpestamento era frequente. Anche schiaffi in viso e calci nelle parti intime erano all’ordine del giorno. D’inverno trainava la slitta col mio peso sopra in cima alla collinetta, ovvio che io per scendere usavo lo slittino, a lui era concesso di farsi la discesa a piedi. Sbrigava le facende domestiche al posto mio, mentre io ero seduta e lo prendevo in giro, perchè gli facevo usare il grembiule di mia madre. Giocavamo a nascondino, ma se riuscivo a trovarlo potevo riempirlo di sberle…stranamente si faceva sempre trovare. Quando mangiavamo a tavola se il cibo non mi piaceva doveva mangiarlo al posto mio, se invece era di mio gradimento doveva consegnarmi la sua razione. Se mi faceva arrabbiare gli doveva mangiare il cibo pre-masticato da me.  A pranzo gli legavo le stringhe delle scarpe alle gambe del tavolo. Crescendo i giochi si modificarono, ed erano di natura più psicologica che fisica. Tagliava l’erba del prato mentre io prendevo il sole. Mi portava a spasso il cane. Faceva la spesa. Quando ha ottenuto la patente doveva farmi da autista.  Gli ho scelto la fidanzata con la quale sta ancora.. e mi ha pure chiesto autorizzazione per sposarla.
Ma F. non era l’unico. Mio nonno mi ha insegnato a essere decisa, mio padre invece sosteneva che la donna andava servita e la nonna paterna era convinta che gli uomini andavano sfruttati, che bisognava vederli come semplici mezzi per assicurarci tutti i confort necessari. Sarà così che ho cominciato a esercitare il mio potere anche su altri. Ovvio, F. era geloso. Ma decidevo io.

F. va ogni giorno a trovare mia madre per chiederle se per caso non ho deciso di tornare a vivere con lei, qindi a 200mt da lui.

L’ultimo anno dell’asilo avevo T. come assoluto cavalier servente, mi pettinava i capelli, si assicurava di aiutarmi in tutto, mi seguiva come un cagnolino. Mi portava i dolcetti… Mi spingeva sull’altalena, mi portava le scarpette e cercava di aiutarmi a metterle. Crescendo non mi ha mai persa di vista ed è stato sempre pronto a correre a casa mia per fare qualche facenda domestica. A stendere i panni e stirare lui andava meglio di F. Gli mettevo l’asse da stiro di fronte allo specchio in camera di mia madre e gli mettevo il  rossetto. La volta che mia madre ci aveva beccati avevo dichiarato che è stata tutta colpa sua. Lavava bene anche il pavimento, lo faceva con cura, mentre F.  faceva tutti i lavoretti malamente per scatenare la mia ira e farsi prendere a calci. T. era una perfetta sissy maid.

Ora T. è un indossatore di intimo, chissà se il rossetto e lo specchio abbiano influito su questa scelta.

 

I tempi della scuola

Alle elementari e medie avevo conosciuto G., un ragazzo bravissimo e pignolo, ricordo i suoi panini preparati con cura per me. Ogni giorno diversi, con una dovizia particolare anche nell’aspetto estetico, accompagnati sempre da un frutto o insalata. Beh, mia madre mi preparava sempre lo stesso panino indecente per anni, che io rifilavo a G. Ricordo che per lui era un’immensa fatica mangiarlo, spesso mi chiedeva di avere un goccio d’acqua per mandarlo giù, io glielo negavo sempre, giusto per il gusto di vederlo masticare all’infinito.  Mi portava anche lo zaino per non affaticarmi. Se dovevo fare una festa per il mio compleanno era lui che organizzava tutto. Spesso allungava il percorso per tornare da scuola solo per portarmi a casa i libri e farmi compagnia.  D’inverno quando andavamo a sciare mi portava gli sci. Non ricordo nemmeno una volta in cui io sia stata costretta a portarmeli da sola. Pesano! Ricordo che amava anche lucidarmi scarpe o gli stivali, era un lustrascarpe perfetto. Le mie scarpe brillavano, anche nei giorni di pioggia, perchè G. era sempre pronto a dare una ripulita, incurante degli sguardi di altri nostri compagni. Dopo anni, a una riunione di classe, anche se ogni tanto ci capitava di vederci ancora, mi disse che si ricorda ancora di quel capottino rosso con gli stivali neri che portavo alle elementari e i miei lunghi capelli corvini che prendevano risalto dallo sfondo rosso del cappotto. Sinceramente fino a quel momento io ero convinta che la sua era mera gentilezza.

G. si sta lanciando in politica e fa l’imprenditore.

M., il fratello della moglie di mio zio mi è stato molto utile nei lavori di giardino,  ad annaffiare le piante,  togliere l’erbaccia dall’orto di mia madre, dare la vernice al recinto, preparami il caffè dopo il pasto e lavare i piatti,  tinteggiare le pareti ogni volta che cambiavo idea sul colore della mia stanza. Passava spesso lo straccio sul pavimento e faceva ottimi massaggini ai piedini.

M. ora ha una concessionaria d’auto coreane.

 

Il momento della consapevolezza

Al liceo e all’università di maschietti ce n’erano pochi e quelli che c’erano erano costantemente sballati. Quindi in assenza di segretario personale ho dovuto accontentarmi di ragazze. Al liceo c’era E., che mi portava i dolcetti preparati in casa, leggeva i libri al posto mio e mi faceva i riassunti, quando non avevo voglia di frequentare le lezioni mi passava gli appunti. Faceva la spesa per me. E si occupava di tutte le questioni burocratiche. Ricordo che fu proprio lei a spedire le mie domande all’università. Mica avevo voglia di perder tempo in queste rotture. All’università invece c’era A., che mi trascriveva tutti i corsi, che io non avevo voglia di frequentare. E quando c’era un lavoro in gruppo la gran parte del compito lo faceva lei. Il mio unico fastidio, dato che lei era timida, era esporlo davanti ai frequentanti come presentazione in powerpoint. Guadagnandomi qualche punto in più di lei. Ma lei era contenta così.

Questi sono i ragazzi e ragazze che frequentavo più spesso, ma devo ammettere che questa impronta nelle relazioni con gli uomini/donne l’ho sempre avuta e permane.  E’ più forte di me! A 20anni mi sono allontanata da casa di mia madre e sono venuta a conoscenza del mondo BDSM, mi sono trasferita a Milano e ho realizzato di essere Mistress nel mio stile di vita. Prima non ne avevo la minima idea. Tutti questi atteggiamenti che ho avuto erano sempre privi di qualsiasi aspetto sessuale, mi recavano solo un gran piacere mentale e mi venivano naturalissimi. Mi sono accorta che stavo facendo la Mistress da tutta la vita…